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Il lato ironico della sessualità illustrato da Andrea Barattin

Ciao Andrea, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Ti chiediamo di presentarti ai nostri lettori.


Intanto grazie mille per lo spazio che mi dedicate! Ciao a tutte e tutti, mi chiamo Andrea, ho 33 anni e sono una fumettista ed illustratrice freelance. A quattro anni ho deciso che sarei diventata una disegnatrice di fumetti e, testardamente, ho continuato su questa strada anche se a volte mi chiedo comunque cosa voglio fare da grande. Amo viaggiare e conoscere culture diverse dalla mia, mi piace fare sport, leggere e adoro bere tisane calde sul divano in inverno (quelle che prepara il mio ragazzo in stile alchimista).

Ho sempre provato un’immensa soddisfazione nel far ridere la gente e provo a farlo con le vignette che posto sul mio profilo Instagram.



QUANDO E COME E’ NATA L’IDEA DI CREARE ILLUSTRAZIONI EROTICHE?


È nata per caso. C’è da dire che, prima di iniziare a creare vignette erotiche, già disegnavo strisce e vignette umoristiche più incentrate sull'amore, sui problemi di coppia ed altri temi come, per esempio, la fuga di cervelli italiani di cui si iniziava a parlare una decina di anni fa. In quegli anni studiavo alla Scuola Internazionale di Comics a Firenze spinta dalla passione del fumetto e non sapevo, però, che mi sarei scontrata con i miei limiti; grazie a quella scuola scoprivo che, nel disegno, non ero brava come credevo: l’anatomia “classica", le proporzioni, la prospettiva… erano tutte materie che studiavo per ore e ore ma non riuscivo a fare “mie". Fortunatamente ho incontrato dei professori che hanno visto altre potenzialità in me e che mi hanno permesso di esprimermi con il mio linguaggio; mi hanno fatto capire che non bisogna eccellere in “tutte" le materie ma è importante portare avanti il proprio modo di esprimersi per essere riconoscibili al pubblico che ci legge.

A quel punto ho iniziato a scrivere strisce umoristiche spinta anche dall'entusiasmo dei miei compagni di classe che ridevano leggendole e mi chiedevano quando avrei finalmente pubblicato un mio libro.

Dopo la Scuola di Comics ho collaborato con le mie strisce con alcune riviste e blog di fumetti umoristici e, verso i 25 anni, ho iniziato a pubblicare per divertimento le prime vignette erotiche umoristiche su Facebook. Mi ha notata Alessio Bilotta, editore della casa editrice Slowcomix, che quell'anno avrebbe debuttato a Lucca Comics and Games con un libro erotico con un formato più “serio" di quello che sarebbe stato il mio e dai disegni più realistici. Siccome le mie vignette erano in tema con la casa editrice abbiamo deciso di collaborare insieme e così è nato il mio primo libro, “Ah, l'Amour".

Scrivere e parlare di sesso mi è sempre piaciuto, ho sempre avuto molta curiosità riguardo a questo tema anche se (da come ne parlo nelle mie vignette non sembrerebbe) fino a pochi anni fa era qualcosa che mi faceva parecchia paura. Nell'adolescenza percepivo che era una cosa che la gente faceva ma di cui non parlava mai, di cui avrei voluto sapere di più per risparmiarmi tanti imbarazzi o disagi riguardo anche al mio corpo, ma nessuno sembrava disposto ad approfondire questo tema. Tra ragazzi era quasi scontato sapere "tutto" mentre tra ragazze sembrava non si potesse assolutamente tirare fuori l'argomento e così ho trovato la mia maniera per parlarne con le amiche, cioè ridendoci sopra e facendo battute. In poche parole sono "sempre" stata quella che parla di sesso con tutti e in maniera molto spontanea e vedo che le persone, con me (a parte chi si scandalizza), si sciolgono e di rimando iniziano anche loro a scherzarci su. Come ho detto prima ho sempre tratto grande soddisfazione nel far ridere le persone e ho visto che le mie battute sul sesso sono sempre state apprezzate soprattutto dal genere femminile, che sia perché a noi donne è stato insegnato che non possiamo parlare di sesso in modo "divertito" (e quindi scherzandoci sopra ci sentiamo "liberate da un peso") o che sia perché è bello pensare di prenderlo come un gioco. 

Per me parlare di sesso va oltre alle vignette e le battute, è una cosa che faccio a 360 gradi nella quotidianità: non riesco ad avere un'amicizia profonda con qualcuno che vede il sesso come una cosa sporca (e con il quale, quindi, non potrò mai farci qualche battuta sopra); con il mio ragazzo ne parlo come si parla di qualsiasi altra cosa e cerco sempre di informarmi il più possibile sul mio corpo e sul sesso per vivere al meglio la mia sessualità (e magari "divulgare" qualche informazione utile sotto forma di battuta in qualche mia vignetta). Ovviamente anche io come tante persone ho molti tabù e cerco di analizzarli e capire cosa e perché mi dia fastidio, senza tante paranoie.



DA DOVE PRENDI L’ISPIRAZIONE PER LE TUE ILLUSTRAZIONI?


Da ovunque capiti! Il processo di scrittura è la parte che mi diverte di più: negli anni ho scoperto che per me il disegno è solo un mezzo per esprimere la mia idea e che sono più brava a scrivere che a disegnare. Penso che se potessi saltare la parte del disegno lo farei, forse perché sono pigra, ma credo di essere troppo gelosa per dare a qualche altro disegnatore il compito di disegnare le mie battute. 

L’ispirazione può arrivare da ovunque: da una chiacchierata con le mie amiche o con il mio ragazzo, da una pubblicità vista su internet… alcune volte mi è anche capitato di sognare delle battute.

Sostanzialmente, però, a parte questi episodi “fortuiti", il processo di scrittura è abbastanza lontano da quello che si immagina chi non è del mestiere, è molto meno romantico. È vero che passeggiare e altre attività fanno bene e stimolano la mente, ma per iniziare a scrivere ci vogliono un block notes, una penna e tanta pazienza. Penso che vedermi da fuori sia abbastanza divertente perché passo minuti interminabili in una specie di trance con lo sguardo perso nel vuoto mentre in mente mi scorrono battute, faccio parlare personaggi o penso a situazioni divertenti. A volte mi sembra che una vignetta potrebbe essere buona ma non trovo subito il “tempo" della battuta e magari ci penso per giorni o settimane finché non riesco ad esprimerla al mio meglio. 

Come per ogni cosa, anche per scrivere vignette ci vuole esercizio e allenamento quotidiano. Una volta che gli ingranaggi del cervello girano, inconsciamente si passa tutto il giorno a farsi battute in testa e, una volta che ci si siede a scriverle il processo è più “facile" e spontaneo. Bastano però un paio di giorni di pausa perché il cervello si “raffreddi" e riprendere a scrivere diventa macchinoso; insomma, bisognerebbe sempre allenarsi per non incappare in blocchi artistici!

QUALI SONO LE REAZIONI DELLE PERSONE DAVANTI ALLE TUE ILLUSTRAZIONI?


La maggior parte delle persone che leggono le mie vignette si divertono, altre rimangono stupite dal fatto che una donna parli di sesso in modo “leggero" (cosa che sembra essere sempre stata prerogativa maschile ma è da parecchi anni, ormai, che le donne parlano di sesso senza problemi). 

Alcune persone, anche della mia età, invece sono rimaste “sconvolte" dalle mie battute e mi hanno detto che non riescono a leggere tante mie vignette.



ABBIAMO LETTO ED APPREZZATO MOLTISSIMO IL TUO LIBRO “AH, L’AMOUR”: SIMPATICO, CHIARO E MOLTO ORIGINALE. PARLACENE UN PO’


Grazie! “Ah, l'Amour" è un libro a cui sono affezionatissima, sia perché è il primo libro che ho pubblicato, sia perché è nato dopo un periodo difficile: dopo la Scuola di Comics, dov'ero a contatto con tanti stimoli e vivevo un ambiente pieno di persone con la mia stessa passione, sono tornata a casa mia in Veneto senza sapere bene cosa fare nella vita, che direzione prendere e dove mi avrebbero portato i miei studi. Anche il mio ragazzo ha avuto un blocco artistico (è un musicista) e, tra una cosa e l'altra, abbiamo vissuto una crisi sia personale sia di coppia lunga quasi un anno. Dopo quel periodo burrascoso e dopo aver risolto un bel po’ di cose, il disegno è tornato a trovarmi e a farsi pian piano spazio nella mia vita; in poco tempo ho scritto “Ah, l'Amour". È stato come se avessi tolto un blocco al cervello e, finalmente, potessi scrivere a briglie sciolte. Sono stata felicissima anche di ricevere tanti feedbacks positivi al mio primo Lucca Comics: in tanti compravano il mio libro, lo sfogliavano con gli amici, ridevano, lo regalavano al fidanzato o alla fidanzata (complici anche i buoni a tema sesso nel libro, da ritagliare e regalare, tipo “buono per sesso orale", “buono per massaggio” eccetera). In tanti sono tornati allo stand della Slowcomix per farmi i complimenti o per dirmi che le loro madri avevano letto tutto di un fiato il mio libro divertendosi moltissimo.



DA QUALCHE ANNO VIVI IN SPAGNA. FACENDO UN PARAGONE CON L’ITALIA, HAI RISCONTRATO DIFFERENZE SIGNIFICATIVE RISPETTO AL MODO DI VIVERE LA SESSUALITA’ (ES. EDUCAZIONE SESSUALE, TABU’)?


Non voglio generalizzare troppo perché sia in Spagna che in Italia si possono trovare persone liberali come persone più “bacchettone", però in linea di massima devo dire che in Spagna il tema della sessualità viene trattato in una maniera più “rilassata" che qui da noi. In generale il sesso non viene visto come una cosa sporca, le donne sono più libere di gestire il proprio corpo senza pensare troppo al giudizio degli altri e spesso i loro compagni non si ingelosiscono se (per esempio) gli altri uomini le guardano (mentre in Italia la gelosia ossessiva sembra una virtù). Tra spagnoli l'amicizia tra donne e uomini esiste e non sembra un'utopia. Forse sarà perché in Spagna si parla moltissimo di libertà personale, diritti civili,

si lotta molto per la parità di genere e la parola “femminismo" non fa paura, ma lì, almeno per mia esperienza personale, le persone giudicano meno e sono meno polemiche che in Italia. Una ragazza che si è rifatta il seno non viene additata come “facile", un vestito con una scollatura profonda non è “volgare”, abbronzarsi in topless in spiaggia non attira occhiatacce. Grazie alla Spagna ho imparato a mettere in dubbio tante parole e tanti modi di dire che avevo assimilato in Italia, riconoscendo che il linguaggio che usiamo quotidianamente è veramente importante e bisognerebbe iniziare a ragionare sui termini a cui genere non facciamo caso: cosa vuol dire “ragazza facile"? Cosa vuol dire “vestito volgare"? E soprattutto, come si stabilisce che posso o no “permettermi" un determinato vestito e perché? 

Grazie anche al crescente interesse di tante donne che vogliono diventare più consapevoli del loro corpo, in Spagna si realizzano tanti workshop gestiti da sessuologhe dove si parla di mestruazioni, sex toys,  identità di genere… il tutto visto da una prospettiva femminista. È ovvio che anche lì ci sono persone maschiliste e omofobe ma la voce di chi ci tiene ai diritti civili si fa sentire forte e chiaro. 




SECONDO TE QUALI SONO GLI INGREDIENTI CHE PERMETTONO  ALLE PERSONE DI VIVERE UNA SESSUALITA’ IN MODO LIBERO E CONSAPEVOLE?


Credo che sia fondamentale conoscere il proprio corpo e i suoi ritmi per poi poterlo comunicare ai nostri partner sessuali; sarebbe bello non doverlo dire ma, ancora più fondamentale, è rispettare gli altri, sapere cosa significa “consenso" e imparare a sopravvivere ad un “no”.  

In più credo sarebbe importante disfarsi delle pressioni sociali che ci vengono imposte fin da bambini: perché una donna non può “provarci” con un uomo? Perché non può avere rapporti con diversi uomini? Perché da un uomo ci si aspetta che abbia sempre il controllo della situazione e che non “fallisca" mai a letto? Perché deve sempre avere voglia ed essere sempre pronto a grandi performances? 

Se si considerasse di più l’importanza dell’educazione sessuale fin dagli anni delle elementari o prima, sicuramente ci sarebbero più bambine e bambini consapevoli del loro corpo (e consapevoli che possono dire di no e che devono imparare ad accettare un no) e meno succubi di quello che una società maschilista vorrebbe loro insegnare, portandoli ad essere adulti migliori. 





Trovate le vignette di Andrea

sulla pagina Instagram

Drawelling

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