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Educazione Mestruale: un sostegno allo sviluppo di un'identità ciclica, consapevole ed equilibrata.

Oggi, con immenso piacere, dedichiamo il nostro spazio delle interviste a Sara Lea Cerutti, fondatrice del progetto Educazione Mestruale. Prima di iniziare l’intervista vi raccontiamo qualcosa sul suo percorso personale e professionale.


Sara Lea nasce professionalmente nel 2008 come educatrice specializzata nel sostengo alla genitorialità e come creativa a contatto con minori di diverse fasce d'età; dal 2013 si occupa di consapevolezza ciclica femminile. L'incontro con la Scuola di Psicoterapia della Gestalt l’hanno portata a formarsi nella conduzione di laboratori di Danze Meditative in Cerchio e ad incontrare diverse correnti di pensiero legate allo studio e supporto della consapevolezza ciclica femminile (in cui si è specializzata dal 2012 al 2016). Sul finire del 2017 ha vissuto una forte crisi professionale e personale in quanto si sentiva divisa tra il lavoro psicopedagogico e le molte esperienze creative con l'universo femminile. Prendendosi del tempo per coniugare oltre dieci anni di maturazione professionale, sperimentazione personale e ridefinizione concettuale di ciò che aveva imparato, vissuto e realizzato, ha deciso di riprendere la sua ricerca metodologica partendo da nuove prospettive. Unendo esperienze sul campo (con giovani e adulte di tutte le età), pedagogia, filosofia, psicosomatica, educazione emotiva, metamedicina, sociologia, antropologia, parità di genere, spiritualità femminile, transfemminismo e tanto altro, ha sviluppato una figura professionale unica nel suo genere (perché creata sulla sua persona e sul suo lavoro). A partire dal gennaio 2018 ha messo da parte tutti gli aspetti più “alternativi” della professione per concentrarsi prevalentemente su quelli più psicopedagogici, avvalendosi della collaborazione di diverse figure professionali per poter ampliare le ricerche metodologiche.




CI RACCONTI LA NASCITA DEL PROGETTO EDUCAZIONE MESTRUALE?

La creazione del Period Blog (“period” è un termine inglese per indicare le mestruazioni), l'8 Gennaio 2018, segna la nascita del progetto “Educazione Mestruale” che mi vede attualmente impegnata nella divulgazione di informazioni sulla ciclicità, sessualità ed affettività tramite la Period Letter (la newsletter settimanale del progetto) e i canali Instagram e Facebook.

Inizialmente il progetto si strutturava come semplice contenitore creativo per parlare dei tanti aspetti socio-psico-educativi legati all'identità di genere, alla sessualità, alla genitorialità e alla ciclicità femminile in cui le professioni cliniche non hanno competenza (un “intervento educativo” non si limita unicamente a fornire nozioni su come funziona il ciclo mestruale). Con il tempo, però, il progetto è cambiato più volte proprio grazie alle tante interazioni sui social con diverse realtà e alla varietà degli interventi educativi di cui mi occupo.

Oggi il progetto “Educazione Mestruale” si configura come “realtà ponte” che unisce informazioni medico-sanitarie a metodologie socio-psico-educative e che si rivela utile nel sostengo di identità cicliche consapevoli ed equilibrate.




A CHI E’ RIVOLTO IL PROGETTO E COME VENGONO STRUTTURATI I PERCORSI?

Gli interventi all'interno del progetto “Educazione Mestruale” si rivolgono sia a giovani che adulte, in quanto lo sviluppo di un'identità ciclica consapevole ed equilibrata può avvenire ad ogni età. Per venire incontro a tutti i tipi di necessità sono attive le consulenze mestruali (colloqui autoconclusivi utili per aprirsi gradualmente ai temi della ciclicità, della sessualità e dell'affettività), i percorsi mestruali (che si strutturano in interventi mirati a sbloccare situazioni personali complesse) e i laboratori mestruali (pensati per sviluppare la convivialità tra donne attraverso un'esperienza creativa).




TRA I TUOI OBIETTIVI PROFESSIONALI RIENTRA L’ACCOMPAGNAMENTO DELLA DONNA VERSO LA SCOPERTA DELLA PROPRIA CICLICITA’, AFFETTIVITA’ E SESSUALITA’. A TAL PROPOSITO, SECONDO TE QUALI SONO GLI INGREDIENTI CHE PERMETTONO ALLE PERSONE DI VIVERE UNA SESSUALITA’ IN MODO LIBERO E CONSAPEVOLE?

Bella domanda! Ognuna/o di noi struttura le proprie idee su sessualità, affetti e relazioni attraverso continue mediazioni tra ciò che la famiglia e la società ci insegnano da piccoli e ciò che scegliamo di sperimentare da adulti. Vivere la sessualità in modo libero e consapevole richiede sia di aver ricevuto strumenti adeguati (soprattutto dalla famiglia) per conoscere ed apprezzare il proprio corpo, le proprie emozioni e le proprie pulsioni; sia di muoversi in un contesto sociale in grado di accogliere e legittimare le innumerevoli sfaccettature umane. Nessuna di queste condizioni è attualmente presente nella nostra società e sta diventando estremamente importante attivare interventi di educazione sessuo-affettiva anche per gli adulti.

Per rispondere alla domanda in modo sintetico ma non superficiale, penso che gli ingredienti per vivere una sessualità in modo libero e consapevole siano tre: rispetto, consenso e protezione. Il rispetto di sé garantisce il giusto grado di libertà decisionale in ogni frangente della propria vita sessuale, affettiva e relazionale; il consenso è la condizione indispensabile affinché le persone possano rispettarsi a vicenda (anche se il rapporto è occasionale); la protezione è da intendersi come prevenzione da malattie e gravidanze indesiderate, ma anche come capacità di instaurare legami umani equilibrati mettendo in pratica i due punti precedenti (rispetto e consenso).




RIPERCORRENDO UN PO’ LA TUA ESPERIENZA PROFESSIONALE, QUALI SONO, SECONDO TE, I MESSAGGI EDUCATIVI CHE PIU’ FREQUENTEMENTE VENGONO TRASMESSI ALLE RAGAZZE RISPETTO ALLE MESTRUAZIONI?

La scarsa educazione sessuale in famiglia limita fortemente la trasmissione di valori positivi circa la condizione femminile. La discriminazione di genere si verifica nei primi anni di vita (la scelta dei giochi da “femmine”, il colore e la forma dei vestiti, ecc.) e si amplifica con l'arrivo della pubertà. Molti genitori e familiari faticano a parlare di certi argomenti con le ragazze (ma anche con i ragazzi) non perché non vogliano, ma perché mancano loro gli strumenti per farlo: in questa condizione, si limitano a trasmettere nozioni superficiali, ricordi frammentati della loro generazione, miti e stereotipi collettivi che creano molta disinformazione.

Tra i “messaggi educativi” trasmessi più di frequente troviamo la convinzione che la donna sia “debole” (e implicitamente bisognosa di un uomo), definendo “normale” il provare dolori atroci durante il rilascio mestruale (no, non è normale!) e tranquillizzando sul fatto che una volta diventate madri passerà tutto (no, non succede!). Oppure il considerare le donne inevitabilmente volubili, lascive e inaffidabili a causa del ciclo mestruale e che, nuovamente, solo la maternità (quindi la presenza di un uomo) possa dare un freno a questa tendenza.

Un altro filone è legato alla convinzione che, durante il rilascio mestruale, la donna sia “impura” (idea, questa, perpetuata nei secoli dal Cattolicesimo): spesso si dice che non ci si può lavare, che non si possono toccare cibi e piante, che la nostra stessa presenza possa creare dei problemi. Oggi è più frequente sentir dire che il sangue mestruale è “sporco” (idea edulcorata del concetto d'impurità di cui sopra) o che “puzzi”: questa convinzione è sbagliatissima in quanto generata dall'uso errato di assorbenti plastificati contenenti sostanze chimiche che reagiscono con il sangue (causando la tipica “puzza di pesce”). La mestruazione non è sporca e non puzza. Se questo avviene senza uso di assorbenti significa che è in atto un'infezione da curare.

Esistono altri messaggi contrastanti trasmessi dalla famiglia, dalla società e dalle amicizie, ma come potete intuire tendono tutte a svilire o strumentalizzare il corpo femminile. Per evitare di cadere in questa modalità comunicativa è importante informarsi (da fonti attendibili) e apprendere, grazie al supporto di professionisti competenti, come trasmettere valori positivi tanto alle ragazze quanto ai ragazzi.




NEL TUO BLOG ABBIAMO LETTO ARTICOLI MOLTO INTERESSANTI SUL TEMA DELL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA, ARGOMENTO CHE PURTROPPO, NONOSTANTE SIAMO NEL 2020 E NONOSTANTE CI SIA UNA LEGGE CHE NE SANCISCA IL DIRITTO, RIMANE ANCORA UN FORTE TABU’. UNA PARTE DEL TUO LAVORO VIENE DEDICATA AL SOSTEGNO ALLE DONNE CHE SCELGONO DI ABORTIRE; CI RACCONTI QUESTA ESPERIENZA?

Molto volentieri. Prima, però, ci tengo a sottolineare due cose: la prima è che non essendo una terapeuta, per seguire in sinergia le donne che necessitano di un sostengo mirato mi avvalgo del supporto di diversi professionisti esperti nel settore. La seconda è legata alla casistica dei miei interventi, in cui è più frequente lavorare con donne che hanno vissuto aborti spontanei anziché indotti. Tutto ciò non toglie l'importanza di parlare approfonditamente di IVG (interruzione volontaria di gravidanza), di sfatarne miti e pregiudizi e, soprattutto, di restituire dignità alla libertà di scelta.

Tralasciando i casi minorili, possiamo distinguere due macro-categorie di donne che fanno ricorso all'IVG: coloro che si sono trovate in forte conflitto durante la scelta e che hanno, quindi, sviluppato forti sensi di colpa verso loro stesse; oppure coloro che sistematicamente non usano alcuna precauzione (perché spesso obbligate dal partner) e si trovano periodicamente a ricorrere alla “pillola del giorno dopo”. In entrambi i casi la nostra società impone a queste persone di “non parlare di certe cose”, portandole a credere di essere sole e di non meritare aiuto nell'elaborare il trauma o ad uscire da situazioni di dipendenza affettiva.

Spesso i casi con cui collaboro riguardano donne adulte che, a distanza di anni, cercano finalmente di elaborare e integrare il senso di colpa: sovente queste donne convivono con cicli fortemente irregolari e, a volte, con episodi di amenorrea che si aggravano in coincidenza con la “ricorrenza” del trauma. Il nostro grembo, infatti, è un grande contenitore emozionale che trattiene e rilascia sensazioni, emozioni e sentimenti come farebbe una spugna con l'acqua. Il mio intervento creativo si concentra soprattutto nell'aiutare a cambiare gradualmente prospettiva (dalla rabbia al perdono), legittimando la donna a riprendere consapevolezza del proprio corpo (femminile) e delle proprie emozioni (cicliche). Come detto, ogni caso è differente e il lavoro di equipe fondamentale, ma è sempre bello trasmettere a queste donne la sicurezza di non essere sole e di avere il diritto di vivere la vita senza più vergogna.




SEMPRE SUL TEMA DELL’IVG, COSA SI POTREBBE MIGLIORARE, A LIVELLO DI SERVIZI, PER ACCOMPAGNARE LE DONNE (O LE COPPIE) IN QUESTO DIFFICILE PERCORSO E SOSTENERLE NEL PERIODO DEL POST ABORTO?

Come si può intuire, preferirei ci fossero più interventi di prevenzione (avviati dalle famiglie, supportati dalle scuole e legittimati dalla società) per evitare i numerosi casi di gravidanze indesiderate, soprattutto tra le giovanissime. Sarebbe bello, inoltre, che negli ospedali pubblici e nei reparti di pronto soccorso gli obiettori di coscienza (che in alcune Regioni sono quasi l'80% e creano enormi disagi in situazioni emotivamente difficili) non ci fossero, in modo da rispettare i diritti sanciti dalla legge 194.

Detto questo, credo sia importante sostenere maggiormente l'attività dei consultori pubblici (totalmente assenti in alcune zone d'Italia) e richiedere l'attivazione di equipe multidisciplinari, all'interno dei consultori stessi, in grado di sostenere singoli e coppie nel periodo del post aborto.




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Educazione Mestruale


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